Con solo due mesi per organizzare il matrimonio, la sposa si aspettava che la ricerca dell’abito fosse semplice. Invece, diversi appuntamenti si conclusero con una delusione. Sebbene le piacesse il modo in cui appariva con ogni abito, nessuno le dava la certezza emotiva che stava aspettando.

L’esperienza la portò a riflettere sul significato dell’abbigliamento nella sua famiglia haitiano-americana. Vestirsi bene per andare in chiesa, per le celebrazioni, le foto scolastiche e le occasioni quotidiane era stato più di una questione estetica. Rappresentava rispetto, orgoglio personale e onore della famiglia. Mentre si preparava ad assumere un nuovo cognome e a entrare in una nuova famiglia, si rese conto che anche il suo abito da sposa doveva riconoscere le sue origini.

La svolta arrivò durante un viaggio da sola a San Francisco. Capì che il suo matrimonio univa le sue radici haitiane all’eredità ghanese del fidanzato, oltre alle loro famiglie e alle rispettive identità creative. Da quel momento, immaginò di indossare un abito disegnato da un haitiano per la cerimonia e un abito tradizionale ghanese per il ricevimento.

Per il primo look si rivolse a Jean-Ralph Thurin, uno stilista haitiano che già conosceva grazie al settore della moda. Il suo atelier le sembrò subito personale e familiare, anche grazie alla presenza della moglie e della figlia dello stilista durante l’appuntamento. Quando si scoprì che un abito provato non poteva essere modificato, Thurin ne disegnò uno nuovo ispirato a quello e si offrì di realizzarlo per lei.

Completato a cinque settimane dal matrimonio, l’abito per la cerimonia presentava un corpetto in pizzo con perline, color avorio champagne caldo. Quando lo indossò, sua madre, le sue sorelle e la sposa stessa concordarono che fosse quello giusto. Sentì che l’abito rifletteva sia la ragazza haitiano-americana timida che era stata, sia la donna che era diventata.

Il suo secondo look fu creato con l’aiuto della famiglia del fidanzato in Ghana. Suo cognato la mise in contatto con una sarta, sua cognata acquistò il tessuto e sua suocera cercò gli accessori, compresi i ventagli di Ampy Bridal. Coordinato tramite WhatsApp, l’abito arrivò in una vivace tonalità sfumata dal viola al fucsia, con dettagli in kente, pietre e decorazioni floreali.

I due abiti divennero più di semplici completi nuziali distinti. L’abito haitiano onorava le sue origini, mentre il modello ghanese celebrava la cultura e la famiglia in cui stava entrando. Percorrendo la navata con il primo abito e ballando verso il marito con il secondo, sentì che entrambe le parti della sua identità erano pienamente rappresentate e che apparteneva già a quella famiglia.

Fonti: Cosmopolitan.