Kering ha lanciato il Water Resilience Lab — Arno Basin, una piattaforma progettata per coordinare azioni a lungo termine volte a rigenerare e rifornire il bacino dell’Arno in Toscana. L’iniziativa è stata presentata a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, durante le commemorazioni per il 60° anniversario dell’alluvione del 1966 causata dal fiume Arno.

Sviluppato con l’organizzazione ambientalista non profit Conservation International ed Etifor, una B Corp certificata e spin-off dell’Università di Padova, il Lab riunisce istituzioni pubbliche e private, aziende, università, scienziati e soggetti finanziari. Il suo obiettivo è sostituire le risposte frammentarie con misure coordinate basate su un’analisi scientifica condivisa.

L’iniziativa si concentra sull’esposizione del bacino alla scarsità d’acqua, alla siccità, alle inondazioni e all’inquinamento. Marie-Claire Daveu, responsabile della sostenibilità e degli affari istituzionali di Kering, ha dichiarato che il progetto riflette la necessità di un’azione collettiva per affrontare il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e i rischi legati all’acqua.

LVMH è stata la prima azienda a entrare nel Lab al suo livello più alto. Anche Burberry, Assicurazioni Generali e altre organizzazioni contribuiscono e finanziano il progetto. Helène Valade, direttrice dello sviluppo ambientale del gruppo LVMH, ha dichiarato che l’iniziativa sostiene la strategia ambientale LIFE 360 dell’azienda combinando collaborazione, innovazione scientifica e rigenerazione degli ecosistemi.

Il lavoro del Lab si basa sul rapporto tra la salute del bacino dell’Arno, le comunità locali, gli ecosistemi e le attività economiche che dipendono da essi. Mira inoltre a sviluppare meccanismi di cofinanziamento pubblico-privato e strumenti finanziari che potrebbero rendere il bacino un riferimento internazionale per gli investimenti e un modello adattabile ad altri bacini fluviali soggetti a stress idrico.

Durante la presentazione, il Lab ha illustrato una tabella di marcia sviluppata con il proprio comitato consultivo multisettoriale e basata su un approccio Nexus che collega acqua, natura, clima e società. L’analisi è stata realizzata da Etifor con ricercatori dei dipartimenti DAGRI e DICEA dell’Università di Firenze nel 2025 e ha esaminato le condizioni idrologiche, ecologiche e socioeconomiche del bacino.

Sono state individuate sei aree come prime località per progetti di ripristino basati sulla natura, già avviati: Villa Petriolo, Ombrone — Bisenzio; Altopascio — Lago di Sibolla; Pisa — bacino dell’Era; Usciana — fiume Pescia; e le aree di Arezzo — Valle del Chiana. Queste località comprendono importanti distretti manifatturieri, culturali, artigianali e turistici in Italia.

L’iniziativa arriva mentre la Toscana affronta rischi legati all’acqua sempre maggiori. Entro il 2030 la regione dovrebbe registrare più di 50 giorni di stress da caldo all’anno, mentre le inondazioni del 2023 hanno causato danni stimati in 1,89 miliardi di euro, secondo i dati dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana.

Fonti: WWD.